sabato, luglio 17, 2010

Berlusconi, la felicità, la giustizia, la ricchezza, l' economia



"Sono ricco ma infelice,
 perchè?"
"Perchè passi troppo tempo a fare soldi
e troppo poco a fare l' amore".


"Chi è felice?"
"Chi non ha nè risorse nè speranze...
e non ne desidera".


Il bene comune è il bene di tutti.


La libertà economica è un punto di vista inconciliabile con la giustizia sociale.


L’ ingiustizia nasce dalla contrapposizione tra la troppa ricchezza e la troppa povertà.


Il capitale, se investito, tende a riprodursi e rigenerarsi; questa qualità può essere incrementata dall’opera del titolare di questa ricchezza.
Questo dato inconfutabile, crea un vantaggio incolmabile da parte di chi possiede la titolarità di questo capitale, e, se non si creano dei meccanismi sociali appositi, i ricchi tendono a diventare sempre più ricchi, e i poveri, di conseguenza, si impoveriscono ulteriormente.
Oggi la ricchezza mondiale è, statisticamente parlando, nelle mani di pochissime persone.


A prescindere da ogni opinione politica, sociale o religiosa, un ambiente economico prospera solo ed in proporzione a quanto ripartisce la ricchezza in modo omogeneo; inoltre vive in pace solo se tutti i gruppi sociali si rispettano, e pongono a fondamento della loro esistenza la tolleranza e il dialogo.


Il potere di fare si esprime attraverso la disponibilità finanziaria.
E’ un potere assoluto e dispotico.
Per questo, storicamente, sono stati creati tantissimi sistemi per controllare e dirigere questo enorme potere.
Sono accadute guerre e dominazioni al fine di liberare il popolo da questo potere.
Ma invano!
I problemi legati alla potenza finanziaria non si possono risolvere, perchè sono relativi, non assoluti.
I capitali finanziari sono necessari per sviluppare la società, indipendentemente da chi li possiede.


I meccanismi che regolano l’economia sono conseguenti a leggi matematiche, ma, dipendono fortemente dai valori etici e morali che fondano la società.
I valori etici e morali motivano le unità economiche, nell’ambito dell’utilizzo della loro potenza finanziaria.
Si può anche dire che ogni volta che si destìnano risorse finanziare (si spende) automaticamente si vota per l’ azienda che promuove, produce e/o vende un bene o un servizio.
L’economia pertanto non può modificare i processi sociali che determinano le movimentazioni finanziarie; essa può soltanto valutarne gli effetti.
Anche la politica può fare abbastanza poco, poiché è condizionata dai valori etici che guidano i comportamenti dei gruppi di persone i quali votano i vari partiti politici e scelgono le persone che poi scrivono le leggi.
Il limite della povertà è chiaramente il bisogno materiale.
Ogni uomo ha bisogno di mangiare, di bere e di coprirsi, e su questi dati non esistono discussioni.
Il limite della ricchezza, invece, è illimitato.
Ogni uomo, in teoria, può tendere a possedere il mondo.
La giustizia sta da qualche parte, in mezzo a questi limiti, e dipende dall’ottica e dalla situazione della persona che formula il giudizio.

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