L' Economia Relazionale studia le materie economiche dal punto di vista dello scambio di valore umano, della solidarietà e della condivisione.
Si differenzia dall' economia "classica" in quanto non considera preminente lo scambio di valore monetario.
In particolare si occupa di valorizzare le Comunità Residenziali, le quali oggi sono escluse dall' economia "classica", poiché la produzione di queste aziende sociali non rientra nei calcoli che formano il PIL (Prodotto Interno Lordo).
Di seguito segnalo un elenco delle tipologie di Aziende Relazionali (ossia Comunità Residenziali che producono valore relazionale), più importanti che operano sul mercato:
Famiglie, Parrocchie, Enti Condominio, Associazioni non riconosciute, Gruppi auto-mutuo aiuto, Banche del tempo, Associazioni Non profit, Gruppi di acquisto solidale, Associazioni sportive dilettanti.
Premessa
L' Economia si può immaginare come lo specchio della nostra società.
Tutti noi possiamo dare un' occhiata alla nostra immagine, riflessa nei vari modi che abbiamo "inventato" per dare valore alle nostre attività umane.
Diversi studiosi scrivono, ed io sono d' accordo con loro (Link: Bibliografia per studiare l' Economia Relazionale), che molti metodi che abbiamo creato per scambiarci valore sono sbagliati, perchè danno una visione distorta della realtà.
Infatti, oggi ogni persona è spinta da forze potenti "di mercato" a cercare con ogni mezzo (lecito o non lecito), di acquisire quanto più valore finanziario possibile (soldi), al fine di poter soddisfare i bisogni resi "vendibili" da organizzazioni economiche strutturate con il fine esclusivo di "vendere".
Queste organizzazioni, chiamate anche aziende "a fine di lucro", hanno come obiettivo la massimizzazione del reddito dei proprietari azionisti (investitori), che raggiungono inseguendo la massimizzazione della soddisfazione dei clienti consumatori, attraverso la vendita di beni e/o servizi di qualità massima al minimo costo possibile.
Il cosiddetto "mercato globalizzato", continuamente soggetto ad una spietata concorrenza tra venditori, non consente alle imprese (cioè alle aziende a fine di lucro), di distogliersi dai fini suddetti.
Le aziende "a fine di lucro" , pertanto, tendono con ogni mezzo (lecito o non lecito) a massimizzare i ricavi e minimizzare i costi di gestione; per questo motivo non si possono considerare "soggetti sociali affidabili", se non li si controlla in modo adeguato per mezzo di leggi nazionali e internazionali, e di organizzazioni preposte al controllo indipendenti e autorevoli.
Per ciò che riguarda il mercato inerente la gestione degli Enti Condomìnio, la categoria dei cosiddetti "Amministratori di Condomìnio" fa parte delle aziende "a fine di lucro".
A nostro giudizio, questa categoria finora non è mai stata controllata in modo adeguato nè dalla legge, nè da organizzazioni preposte al controllo indipendenti e autorevoli (Link: Diseconomie e inefficienze).
Introduzione
Il cosiddetto "mercato globalizzato", convince in modo subdolo che ha valore "quasi" soltanto ciò che si può vendere e comprare.
Per questo motivo le nostre Comunità Residenziali si disarticolano sempre di più, e tutti noi siamo spinti progressivamente verso la solitudine, l' egoismo, la disperazione (Link: Perchè la Community AziendaCondomìnio?), e la distruzione di ciò che ha valore per tutti, e pertanto non può essere proprietà di nessuno!
Questo "vortice" di relazioni puntate tutte verso la massimizzazione del profitto, porta alla formazione di concentrazioni di potere e di risorse finanziarie sempre più grandi, e all' emarginazione di masse di persone ignare e inconsapevoli verso la povertà e l' indigenza.
La rivoluzione economica
Io sono tra quelli che credono sia possibile "cambiare" modello economico (Link: Il sasso per la minestra).
A poco a poco, le idee che fino a qualche anno fa mi sembravano senza speranza (Link: Visione "Economia per il Condomìnio solidale"), stanno iniziando a prendere forma, e ad essere coerenti con tutte le altre buone esperienze che stanno nascendo nella nostra società.
Esperienze di Economia relazionale e solidale
Di seguito vi propongo il link che vi porterà alla sezione del portale della Community AziendaCondomìnio che è dedicata ai Gruppi che si dedicano all' Economia Relazionale, ossia alla solidarietà, alla condivisione, e all' aiuto di persone in difficoltà.
Link portale Aziende Relazionali:
http://www.aziendacondominio.it/forum/viewtopic.php?t=196
V.I.L. (Valore interno dei legami solidali)
Come misurare il valore creato dalle Comunità Residenziali e dalle aziende relazionali?
Da sempre, tutti noi siamo abituati a pensare al valore in termini monetari, ma il valore creato attraverso la relazione e la condivisione non è monetario.
Dal punto di vista economico, siamo abituati a pensare alla creazione del valore in termini di risparmio, perdite, guadagni e convenienze.
In altre parole ragioniamo per mezzo di confronti di prezzo, ed alimentiamo così la competizione economica tra le imprese.
Siamo stati abituati così! Non conosciamo altro!
Eppure la realtà economica non è fatta di soldi, ma bensì di rapporti emotivi con le cose e tra le persone.
Noi non diciamo ad esempio: "Ho voglia di spendere 6 euro per una bistecca"; ma bensì: "Ho voglia di mangiare una buona bistecca!"
Per questi motivi (per la fame, per il gusto o per il desiderio), prendiamo la decisione di andare a fare la spesa.
Ciò che ci spinge a scegliere un prodotto o l' altro, un servizio o l' altro è l' impressione che questa decisione creerà un valore per noi, poichè avremo la possibilità di provare sazietà o soddisfazione del gusto o del desiderio.
Il giudizio di valore che ci convince a "spendere soldi" potrebbe benissimo essere sbagliato nella realtà, ma comunque rimane determinante per convincerci che "abbiamo bisogno" di qualcosa o di qualcuno.
In effetti ciò che ci convince a "spendere" è il nostro giudizio; ossia ciò che ci convince del nostro bisogno.
Il cosiddetto prezzo di mercato corrente, pertanto, non è altro che l' espressione di un giudizio di valore collettivo che misura la soddisfazione media percepita da ciascuno ad una certa data.
Ciascuno resta da solo! Ciascuno giudica a modo suo e non si confronta con il suo vicino, ma soltanto con una entità che sta sopra la sua testa (il mercato), la quale si sforza di condizionare con ogni mezzo il giudizio personale con strumenti potenti: Le tecniche di vendita, il marketing e la pubblicità.
Per questi motivi, il valore monetario non può essere utilizzato per calcolare il valore prodotto dalle Comunità Residenziali e dalle aziende relazionali.
Le Comunità Residenziali e le aziende relazionali, sono insiemi di persone che producono valore "insieme"; il giudizio di valore può essere calcolato solo calcolando il numero e verificando la qualità dei rapporti creati attraverso i legami solidali; ossia identificando dei valori positivi condivisi (amicizia, condivisione, attenzione all' ambiente, combinazioni qualità/prezzo, etc...etc..), e costruendo statistiche sulla base di interviste.
La statistica è una materia che non conosco.
Spero che incontrerò persone competenti in questa materia che realizzeranno queste idee, e che mi aiuteranno a costruire questi strumenti di misurazione del valore prodotto dalle Comunità Residenziali e dalle Aziende Relazionali; ossia da tutti i sistemi sociali che si formano e che "producono" reti solidali e di condivisione di valore economico.
La dittatura del PIL (Prodotto interno lordo)
Il PIL misura la produzione annuale delle aziende espressa in moneta.
Pertanto, come abbiamo scritto, per misurare il valore interno dei Legami Solidali prodotti dalle Comunità Residenziali e dalle aziende relazionali non è possibile utilizzare lo strumento del PIL, poichè gli elementi che lo costituiscono (il PIL) sono formati soltanto da valori espressi in moneta.
Se posso esprimere un' opinione personale, trovo che questo strumento di calcolo (Il PIL), sia sbagliato e fuorviante, e spero che un giorno gli studiosi di economia si metteranno d' accordo per abolirlo.
Finora essi sono arrivati a dire che il PIL presenta molteplici difetti, ma lo usano perchè "è l' unico strumento di misurazione che hanno".
Mi chiedo però perchè, essendo considerato uno strumento di misurazione "sbagliato" dagli stessi tecnici del settore, sui giornali il PIL venga trattato ed analizzato con il massimo interesse e "rispetto".
E' bene sapere che il PIL misura soltanto ciò che è quantificato con il denaro al fine di essere venduto.
In pratica il PIL è una somma di prezzi!
Tutto ciò che "ha un prezzo" è riconosciuto dal PIL.
Il resto, semplicemente, non esiste.
Ad esempio, il commerciante di cassette pornografiche contribuisce alla crescita del PIL; invece l' associazione di volontariato che distribuisce pasti gratis ai poveri bisognosi, i quali altrimenti andrebbero forse a rubare, non contribuisce alla crescita del PIL.
Malgrado questa mancanza di logica evidente, tutti noi siamo comunque costretti ad adeguarci alla logica del PIL.
Tutti siamo costretti a ballare al ritmo dei ragionamenti economici del "mercato", perchè tutto è conteggiato tramite la misura dei prezzi: Il PIL!
Di seguito vi lascio il link che vi porterà a leggere un capitolo tratto dal libro "La dittatura del PIL", di Pierangelo Dacrema, il quale approfondisce in modo brillante la critica al PIL che ho tratteggiato in poche righe:
http://www.aziendacondominio.it/forum/viewtopic.php?t=2076
La dittatura del mercato
tratto dal libro "Il dio denaro" di Arturo Paoli e Gianluca De Gennaro, Edizioni L' Altrapagina
Ogni giorno l' uomo perde un po' di autonomia e di libertà, perchè è drammaticamente indotto a consumare di più.
E sembra davvero che la tragedia non debba avere fine.
Bisogna insistere sulla coscienza, ricordando che l' uomo, consumando per se stesso, diventa sempre più responsabile della morte di altri, perchè li condanna a non avere il necessario per vivere.
Oggi, ricordiamocelo sempre, l' economia uccide molte più persone delle armi: ed è per questo che dobbiamo iniziare a riflettere.
Non possiamo più permetterci di essere superficiali.
Rendiamocene conto una volta per tutte!
Ciascuno di noi pacificamente, vorrei dire gaudiosamente, entra nei supermercati, guarda gli oggetti, soddisfa le proprie voglie e si lascia trascinare da quei ritornelli così infantili: "guarda che bello questo nuovo telefonino, ieri non c' era", oppure: "ma guarda che bello, che comodo, che pratico!". E ancora: "ma che meraviglia questo arnese che ci permette, premendo questo tasto, di raggiungere in un minuto quello che i nostri nonni raggiungevano in due giorni".
Sono davvero queste le espressioni del vuoto e della superficialità, le espressioni della mentalità comune, una mentalità sapientemente e astutamente costruita e indotta.
E' necessario reagire!
Per capire a fondo il titolo di questo articolo dobbiamo pensare il mercato alla stessa stregua delle grandi ideologie che hanno dominato la storia del XX secolo.
Oggi possiamo dire di essere sotto la dittatura di un' altra grande ideologia: il liberismo del mercato globalizzato che non ha niente a che fare con "l' essere liberali", come bene aveva capito Benedetto Croce.
Il mercato, con i suoi "dogmi", assomiglia a un sistema di pensiero che assume, progressivamente, la fisionomia di un idolo, al quale, senza accorgercene, siamo spinti ad aderire; nè più nè meno di come il sistema comunista diventò idolatria per Stalin o il nazismo per Hitler.
L' oppressione nasce dalla presenza di un' entità astratta, senza nè volto nè nome, l' idolo appunto, al quale ci rivolgiamo nelle cose di tutti i giorni.
L' Occidente europeo è sempre stato, nella storia, il centro dove queste ideologie hanno preso forma; l' ultima di queste è il "mercato".
Una volta mi sono trovato a Washington ad un battesimo di un mio amico.
Nel pomeriggio, durante la festa alla quale partecipavano anche alcuni responsabili del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), un mio amico, quasi ridendo, si rivolse agli invitati dicendo:
"Guardate che in mezzo a noi c' è Arturo che vi condanna.
E' bene che sappiate di avere un giudice davanti a voi.
Prendete questa occasione per parlare e difendervi dalle sue accuse".
Questo amico faceva riferimento alla mia visione dell' economia e a ciò che penso riguardo alle tragedie delle quali i responsabili non possono che essere le persone che maneggiano i grandi affari della finanza mondiale.
A quella scherzosa provocazione risposi:
"Io non sono un giudice, ma vengo dall' America latina e sono testimone della fame e dell' ingiustizia creata da gente che vive in paesi molto ricchi e che condanna persone, che abitano in paesi altrettanto ricchi, a morire di fame.
Mi piacerebbe incontrare qualcuno in grado di spiegarmi il perchè di questa strutturale disuguaglianza, tra chi muore di obesità e chi muore di fame".
Ebbene, a questa mia provocazione mi è stata data una risposta precisa, chiara, lucida.
Un funzionario dell' Fmi si è avvicinato e mi ha detto:
"Ciascuno di noi non può che aderire al mercato e alle sue linee guida.
Se non lo facessimo, questo mondo crollerebbe.
Noi, d' altronde, sappiamo perfettamente che l' andamento del mercato provoca fame, miseria, disuguaglianze sociali.
Di tutto ciò siamo consapevoli, perchè della fame, della miseria e delle disuguaglianze sociali abbiamo le statistiche e sappiamo anche che è "il dover" aderire al mercato la causa che produce tale situazione".
"Che ci possiamo fare - mi disse riferendosi al fatto che il mercato produce miseria e morte - anche noi siamo schiavi del sistema e dobbiamo obbedire".
C' è in queste parole un concetto quasi sacrale del mercato.
Ma se qualcuno di noi dovesse attribuire valore di sacralità a qualcosa o a qualcuno, dovrebbe avere almeno il buon senso di dimostrare qual' è la fonte di questa sacralità.
Insomma, se il mercato si propone all' uomo come una sorta di religione e il denaro come la rappresentazione di dio sulla terra, è necessario che i "sacerdoti" di questa nuova fede abbiano il coraggio di spiegarci qual' è il fondamento della loro religione.
I funzionari dell' Fmi non dicevano "non ci importa nulla della fame, della miseria e della povertà", ma, anzi, "ci duole profondamente", capisci?
Loro sono addolorati, ma hanno questa struttura, che evidentemente non viene dal cielo, alla quale devono aderire.
Devono obbedire, perchè è stato spiegato loro ed è stato teorizzato che l' intenzione che si nasconde dietro al funzionamento che regola l' economia mondiale è quella di arrivare ad una distribuzione più giusta della ricchezza.
Ora la questione è: Visto che questa struttura funziona nella maniera opposta a quella per la quale è stata pensata, che cosa fare?
Non si trovano risposte a questa domanda per un motivo molto semplice:
Noi siamo vittime di una cultura che ad un certo punto sente il bisogno di astrarsi dalla realtà, per formare dei sistemi di pensiero che pretendono di riassumere in sè la realtà stessa, per dominarla.
Tali sistemi si propongono di realizzare al meglio quello che noi pensiamo di fare.
Da questo modo errato di intendere il pensiero, consegue l' idea che il giorno in cui il mercato controllerà l' economia del mondo, non ci saranno più guerre, nè fame, nè ingiustizie, perchè attraverso questa grande "idea del mercato" noi potremo distribuire equamente i beni della terra.
La storia ci dimostra che tale modo di concepire la cultura, che fa precedere l' idea alla realtà, è errato.
Lo possiamo vedere nei fatti, basta aprire un qualsiasi giornale.
Arturo Paoli innesta il suo pensiero nella tradizione cattolica, e propone la sua critica sulla base di ciò che costituisce il "cuore" dell' economia relazionale e solidale.
Il cuore dell' Economia Relazionale
Se la rivoluzione mercantile e capitalista è stata possibile grazie alla cultura cristiana protestante (vedi link: http://it.wikipedia.org/wiki/L%27etica_protestante_e_lo_spirito_del_capitalismo_ Max_Weber), allora come oggi dominante in Inghilterra, noi oggi possiamo sfruttare i lati buoni della "nostra" cultura dominante derivante dalla fede cattolica.
Il "cuore" di questa economia relazionale e solidale, infatti, si può trovare scritta chiaramente in molte parti del Vangelo; inoltre si può ritrovare negli scritti della tradizione della chiesa.
Di seguito segnalo il link che porta allo studio delle idee guida e delle parole che descrivono l' economia relazionale, le quali sono riportate nella tradizione della cultura cattolica:
http://www.aziendacondominio.it/forum/viewtopic.php?f=1&t=2473
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